Studio sul cerchio nel grano di poirino 20 giugno 2011

Nella notte tra il 20/21 giugno è apparso un cerchio nel grano  tra Riva di Chieri e Poirino. 

Io  abito molto vicino ed ho avuto la fortuna di vederlo molto bene (per la cronaca è stato tagliato ieri, anche se rimane ancora visibile il disegno di fondo).

Foto3_poirino11

Vista la complessità dell’ esecuzione e il luogo in cui è stato fatto, sembra molto improbabile che sia opera di “simpatici burloni”.

Quindi qual’è il messaggio che vuole darci questo cerchio? Proviamo ad analizzere meglio…..

Dunque, a prima vista si può subito notare come il cerchio sia incentrato sul numero 7, infatti ci sono 7 “petali”, 7 righe esterne composte da 7 cerchi piccoli, ogni spazio interno al cerchio è diviso in 7 parti , al cerntro un “sole” con 7 punte.

Foto3_poirino7parti

Ma oggi voglio soffermarmi sulle 7 righe  composte da 7 cerchi, dovete sapere che l’alfabeto del  codice ascii (sistema  binario)è composto da 7 elementi

Carattere

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Analizziamo ora riga per riga :

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=0100000=spazio

 

Quindi la parola finale è= E a Enki spazio

Cosa Significa Enki? Da Wikipedia possiamo ricavare informazioni molto interessanti,ad esempio:

File:Copia de Enki.jpg

Enki (Sumero: dEN.KI(G) è un dio della in Mitologia sumera, più tardi conosciuto come Ea in accadico e nella mitologia babilonese. Originariamente era identificato come la divinità protettrice di Eridu, la capitale religiosa dell’antica Mesopotamia. Più tardi l’influenza del suo culto si diffuse in tutta la Mesopotamia, nella regione di Canaan e tra gli Ittiti e gli Hurriti. Era la divinità dei mestieri (gašam), del male, acqua, mare, laghi (a, aba, ab), sapienza (gestú, letteralmente “orecchio”) e della creazione (Nudimmud: nu, somiglianza, dim mud, fare orso). È stato associato alla fascia meridionale delle costellazioni chiamate stelle di Ea, ma anche con la costellazione AŠ-IKU, il quadrato di (Pegaso). Il suo numero sacro è il 40.

Un vasto numero di miti riguardanti Enki sono stati raccolti da molti siti di scavo, estesi dal sud dell’Iraq fino alla costa orientale. Le sue prime apparizioni possono essere rinvenute in iscrizioni cuneiformi attraverso tutta la regione, risalenti prevalentemente a partire dal terzo millennio dell’era ellenistica. I suoi miti sembrano aver influenzato alcune storie bibliche e coraniche.

L’esatto significato del suo nome è incerto: comunemente viene tradotto come “Signore della terra”: il sumerico EN viene tradotto con l’equivalente di signore, originariamente veniva attribuito agli Alti Sacerdoti; ki che significa terra. Esistono altre teorie riguardante l’attributo ki indicando come origine un probabile kig di significato sconosciuto, o kur che significa tumulo sepolcrale. Il nome Ea è probabilmente di origine hurrita mentre altri

 sostengono che probabilmente sia di origine semitica e possa avere una derivazione dalla radice semitica occidentale *hyy la quale significa “vita” ed in questo caso utilizzato per “primavera”, “acqua corrente”. In sumerico E-A significa “la casa dell’acqua” ed è stato suggerito che questo nome fosse originariamente attribuito al tempio della divinità di Eridu.

Attributi

Un pesce capra(o Capricorno) ornamentale disegnato su un contenitore del 1500-1100 a.c.

Il principale tempio di Enki è chiamato E-abzu, che significa tempio abzu ( anche E-en-gur-a, che significa casa delle acque sotterranee), un tempio di tipo ziggurat circondato dalle paludi dell’Eufrate presso l’antica costa di Eridu nel Golfo Persico. Egli era il custode dei poteri divini chiamati Me, i doni della civilizzazione. La sua immagine è un serpente con una doppia ellisse, o Caduceus, molto simile al Bastone di Asclepio utilizzato come simbolo della medicina. Viene spesso raffigurato con una corona ornata di corna della divinità vestita con la pelle di una carpa. Considerato come il modellatore del mondo, dio della saggezza e di tutta la magia, Enki era caratterizzato come il signore di Abzu (Apsu in Accadico), il mare d’acqua dolce o sotterraneo situato all’interno della Terra. Nel successivo racconto epico babilonese Enûma Eliš, Abzu, il il generatore degli dei è inerte e addormentato ma la sua pace viene disturbata dagli dei più giovani, cosi predispone che vengano distrutti. Suo nipote Enki, scelto per rappresentare i giovani dei, lancia un incantesimo su Abzu incantandolo in un lungo sonno, in modo da confinarlo nelle profondità della Terra. Successivamente Enki stabilisce la propria dimora nelle profondità di Abzu. Enki, quindi, assume tutte le funzioni di Abzu, compresi i suoi poteri come signore delle acque e della fertilità.

Le prime iscrizioni reali del terzo millennio a.C. menzionano “le canne di Enki” (Phragmites australis ). Nonostante tali canne fossero un importante materiale dedicato alla manifattura, come nell’intreccio di cestini e contenitori, e raccolto all’esterno delle mura cittadine, era utilizzato principalmente per il trasporto dei morti o dei malati. Questo fatto collega Enki con il Kur o l’oltretomba della mitologia sumera. In un’altra tradizione ancora più antica, Nammu, la dea creatrice della materia primordiale e divinità madre ritratta come “colei che ha dato alla luce i grandi dei”, veniva raffigurata come la madre di Enki e forza creatrice dell’acqua, e si diceva che la sua esistenza precedesse quella di Ea-Enki.

Benito afferma “Con Enki si osserva un interessante cambiamento nel simbolismo dei sessi”, l’agente fertilizzante è anche l’acqua, in Sumero ‘a’ o ‘Ab che significa anche sperma. In un passaggio di un inno sumero, Enki si sofferma su degli alvei vuoti e li riempie con la sua ‘acqua’. Questo passaggio potrebbe riferirsi alla ierogamia o matrimonio sacro di Enki con Ki/Ninhursag (la terra).

I suoi simboli includono una capra ed un pesce, che poi combinati insieme in un’unica bestia si trasformano nella Capra del Capricorno, riconosciuta anche come la costellazione zodiacale del Capricorno.

 Miti di Enki

 Enki e Ninhursag e la creazione della vita e della malattia

Il mito cosmogenico diffuso comunemente nella terra dei Sumeri, era quello della hieros gamos, un matrimonio sacro in cui i principi divini in forma dualistica degli opposti si sono riuniti come maschio e femmina per dare vita al cosmo. Nel poema epico Enki e Ninhursag, Enki come signore di Ab o delle acque dolci (anche la parola sumera per sperma). Vive con la moglie nel paradiso di Dilmun dove:

 

« La terra di Dilmun è un luogo puro, la terra di Dilmun è un luogo pulito,
La terra di Dilmun è un luogo pulito, la terra di Dilmun è un luogo luminoso;
Colui che è solo se stesso giù nel Dilmun,
Il luogo, dopo che Enki si è pulito, quel luogo è luminoso. »

 

 

Nonostante sia un luogo dove “il corvo ferito non grida” e “il leone non viene ucciso, il lupo non afferrò l’agnello, sconosciuto era l’uccisore del cane infanticida, sconosciuto era il grano divorato dal cinghiale”, Dilmun non aveva acqua e Enki, sentite le grida della sua dea Nonsikil, ordina al Dio-Sole Utu di portare acqua fresca dalla terra a Dilmun. Come risultato:

 

« La sua città Beve l’Acqua dell’Abbondanza,
Dilmun Beve l’Acqua dell’Abbondanza,
I suoi pozzi di acqua amara, si sono tramutati in pozzi di acqua buona,
I suoi campi e le sue fattorie producono colture e cereali,
La sua città, ecco che è diventata la casa delle banche e le banchine della terra. »

 

 

Il racconto successivo, con analogie al racconto biblico del frutto proibito, ripete la storia di come l’acqua fresca dia vita ad una terra arida. Enki, Il Signore delle Acque, “ha causato il flusso dell’acqua del cuore” e rendendo fertile la sua consorte Ninhursag, conosciuta anche come Ki o Terra, dopo “I suoi nove giorni divenuti i suoi nove mesi, i mesi della ‘femminilità’… come il burro buono, Nintu, la madre della terra, … come burro, diede alla luce Ninsar”. Quando Ninhursag lascia Enki, egli giace sopra Ninsar in qualità di Signore delle Acque. Enki non sapeva che ella fosse sua figlia, ed a causa della somiglianza di Ninsar con la sua assente consorte, la seduce avendo un rapporto sessuale con lei. In seguito Ninsar diede alla luce Ninkurra (Signora della fecondità e del pascolo), ma Enki viene nuovamente lasciato restando solo. Per la seconda volta Enki, nella sua solitudine, trova e seduce Ninkurra, e dall’unione dei due viene alla luce Uttu (ragno tessitore, il tessitore della rete della vita).

Per la terza volta Enki soccombe alla tentazione, e tenta di sedurre Uttu. Sconvolto dalla reputazione di Enki, Uttu si consulta con Ninhursag, che, sconvolta dalla natura capricciosa e promiscua del suo sposo, consiglia Uttu di stare lontano dalle rive del fiume ed dai luoghi a rischio inondazione, casa di Enki. In un’altra versione del mito Ninhursag prese il seme di Enki dal grembo di Uttu e lo seminò nella terra dove rapidamente germinarono otto piante. In questo racconto troviamo Isimud, con il doppio ruolo di serva e assistente: “Enki, nella palude, nella palude giace disteso, Cosa è questo, cosa è questo. Il suo messaggero Isumud gli risponde, Mio Re, questo è un albero-pianta, gli dice. Lo taglia per lui ed Enki lo mangia”. E così, nonostante gli avvertimenti, Enki consuma gli altri sette frutti. Consumando il suo stesso sperma, Enki cade in uno stato di gravidanza con vari rigonfiamenti nella sua mascella, nei suoi denti, nella sua bocca, nei suoi fianchi, nella sua gola, nelle sue membra e nelle sue costole. Gli dei confusi non sanno cosa fare, e gli gridando di sedersi nella polvere. Poiché Enki non possedeva un utero con cui partorire, stava morendo a causa dei gonfiori che andavano peggiorando. A questo punto del racconto compare la volpe che si reca da Enlil, Re degli Dei, e gli chiede, Se porto Ninhursag al tuo cospetto, quale sarà la mia ricompensa?. Successivamente la sacra volpe ritrovò la dea Ninhursag portandola al cospetto di Enlil.

Ninhursag cede alle richieste e prende l’Ab (acqua o seme) di Enki all’interno del suo corpo, e diede alla luce gli dei della guarigione da ogni parte del suo corpo. Abu per la Mascella, Nintul per l’anca, Ninsutu per il dente, Dazimua per il Fianco, Eshagag per gli Arti. L’ultimo, Ninti (dalla costola) che è anche un gioco di parole per la Signora della Vita, il titolo proprio di Ninhursag. La storia riflette simbolicamente il modo in cui viene portata avanti la vita con l’aggiunta dell’acqua dalla terra, ed una volta cresciuta, l’acqua è necessaria per portare le piante a frutto. Si consiglia anche l’equilibrio e la responsabilità, nulla deve eccedere. Ninti, il titolo di Ninhursag, significa anche la madre di tutti i viventi, e più tardi fu il titolo dato alla dea hurrita Kheba. Nella Bibbia fu anche il titolo dato a Eva, in Khavvah Ebraico (???), in aramaico Hawwah, che venne fatta da una costola prelevata dal petto di Adamo, in una strana analogia del mito Sumero, in cui Adamo, non Enki, cammina nel Giardino dell’Eden.

 Enki e la Creazione dell’Uomo

Dopo sei generazioni di Dei (nel babilonese Enuma Elish), nella settima generazione (accadico shapattu o sabath), i più giovani dei detti Igiggi, i figli e le figlie di Enlil e Ninlil, si rifiutarono di svolgere i loro doveri e continuarono nella loro opera di creazione. Abzu, il Dio delle acque dolci, co-creatore del cosmo, minacciò di distruggere il mondo con le sue acque, e gli dei si riunirono terrorizzati. Enki promise di aiutarli e di confinare Abzu nei canali di irrigazione e di confinarlo nel Kur, sotto la sua città di Eridu. Ma l’universo era ancora minacciato da Tiamat, che a causa dell’imprigionamento di suo marito e consorte Abzu, e dietro suggerimento di suo figlio e visir Kingu, decide di ricominciare l’opera di distruzione iniziata da Abzu. Gli dei si riunirono nuovamente terrorizzati, e si rivolsero ad Enki per trovare aiuto, ma Enki che ha imbrigliato Abzu, consorte di Tiamat, nei canali d’irrigazione, rifiuta di venir coinvolto nuovamente. Gli dei cercano aiuto ovunque ed il patriarca Enlil, loro padre, dio del Nippur, promette di risolvere il problema se lo incoroneranno re degli dei. Nel racconto babilonese, il ruolo di Enlil viene assunto da Marduk, il figlio di Enki, e nella versione assira viene assunto da Asshur. Cosi Tiamat viene sconfitta da Enlil con “le frecce del suo vento” lanciate giù attraverso la sua gola (in qualche modo simile a come Elohim muove il suo respiro sopra “la faccia dell’abisso” o Tehom (Genesi 1:2).

Ricostruendo il paradiso con un arco proveniente dalla sua costola, Enlil pone la sua coda nel cielo come la Via Lattea, e dalle sue lacrime nasce la sorgente del Tigri e dell’Eufrate. Ma esiste ancora un problema, chi si prenderà cura del cosmo?. Enki, che sarebbe potuto andare in loro aiuto, giace in un sonno profondo, e non gli è possibile udire il loro lamento. Sua madre Nammu (creatrice anche di Abzu e Tiamat) porta le lacrime degli dei ad Enki e dice:

 

« O figlio mio, svegliati dal mio letto, dal mio sonno, fai ciò che è saggio,
Modella i servi per gli Dei, affinché possano produrne il loro (pane?). »

 

 

Così Enki consiglia di creare i servi degli dei, l’umanità, fatti di sangue e argilla. Questo racconto è simile alla creazione di Adamo nel Corano, dove viene raccontato come l’umanità fosse stata creata dall’argilla e un grumo di sangue (mestruale?). Contrariamente al desiderio di Enki, gli dei decidono di uccidere Kingu, ed infine Enki acconsente di utilizzarne il sangue per creare il primo uomo, con cui Enki ha sempre mantenuto una stretta amicizia, il primo dei sette saggi o Abgallu (*Ab = acqua, *Gal=grande, *Lu= Uomo), conosciuto anche come Adapa. Enki mette assieme un gruppo di divinità per aiutarlo nella sua opera, creando una serie di buoni e principeschi modellatori. Racconta a sua madre:

 

« O madre, le creature il cui nome tu hai pronunciato, esistono,
Legati agli dei essi saranno;
Miscuglio dal cuore di argilla che proviene da oltre gli Abissi(Il tempio di Enki, E’Abzu),
I buoni e principeschi modellatori addenseranno l’argilla
Tu, porterai i loro arti nell’esistenza;
Ninmah (la Dea Madre della terra (Ninhursag, sua moglie e consorte) lavorerà su di te
(Nintu?) (divinità della nascita) staranno con i loro modellatori;
O madre mia, sarai tu a decretarne il fato. »

 

 

Adapa, il primo uomo ad essere modellato, in seguito si reca ad Eridu ed agisce come consigliere del re, quando nella Lista dei Re, il Me del potere sovrano discende da Eridu.

Samuel Noah Kramer ritiene che i miti di Enki riguardanti i confinamenti di Abzu, siano di origine più antica della lotta tra Enki e il Drago Kur (l’oltretomba).

 Confusione delle lingue

Rappresentazione della torre di Babele, mito biblico che potrebbe essere stato influenzato dal mito di Enki

Nel racconto epico sumero intitolato Enmerkar e il Signore di Aratta, in un discorso di Enmerkar, si narra come un tempo la lingua fosse una, ma poi divennero molte. La seguente traduzione di Kramer racconta l’evento:

 

« Una volta non c’erano serpenti, non c’erano scorpioni,
Non c’erano le iene, non c’erano i leoni,
Non c’erano cani selvaggi, nessun lupo,
Non c’era paura, nessun terrore,
L’uomo non aveva rivali.
In questi giorni, le terre di Subur e Hamazi,
Le lingue sumere unite in armonia, le grandi terre dei decreti dei principi,
Uri, la terra di cui tutto era appropriato,
La terra di Martu, riposava in sicurezza,
L’intero universo, le persone all’unisono
Per Enlil in una lingua sola. (Allora) Enki, il Signore dell’Abbondanza (di cui) i comandi sono fidati Il Signore della Saggenza, che comprende la terra,
Il signore degli dei,
Dotato di saggezza, il Signore di Eridu
Cambio la lingua nelle loro bocche, ha portato discordia in essaNella parlata dell’uomo che fino ad ora era una.  »

 

 

Il racconto presenta delle similitudini a quello presente nella Bibbia nel libro della Genesi: 11,1-9, dove Dio decise di punire gli uomini per il loro oltraggio nei suoi confronti.

 Enki ed il Diluvio

Antica tavola in cui viene descritto il racconto riguardante Atrahasis. In esposizione presso il British Museum

Secondo la mitologia sumera, Enki aiutò l’umanità a sopravvivere al diluvio che fu scagliato sul mondo con lo scopo di distruggere l’uomo. Nella più recente Leggenda di Atrahasis, Enlil, il re degli dei, dispone di distruggere l’umanità, infastidito dall’incessante rumore che essi provocano, offensivo per le sue orecchie. Successivamente invia Siccità, Carestia e Piaga per eliminarla, ma Enki ostacola i piani del fratellastro insegnando ad Atra?asis (per i babilonesi Utanapishtim) i segreti dell’irrigazione, dei granai e della medicina. L’umanità ricomincia a proliferare una quarta volta. Infuriato, Enlil, convoca in concilio gli Dei e strappa loro la promessa di non rivelare all’umanità i suoi piani sul loro totale annientamento. Enki non racconta di questa decisione ad Atrahasis, , ma segretamente lo istruisce su come costruire una sorta di barca per la sua famiglia, o di come portarlo nel paradiso all’interno di una barca magica. Dopo sette giorni di Diluvio, Atrahasis libera in cielo una rondine, un corvo ed una colomba, nel tentativo di scoprire se le acque si sono ritirate in qualche luogo. Sul ponte della sua imbarcazione viene compiuto un sacrificio per gli dei che viene da essi apprezzato. Ma Enlil è arrabbiato poiché i suoi piani sono stati nuovamente vanificati, ed Enki viene indicato come il colpevole. Come il dio di ciò che noi chiameremmo ecologia, Enki spiega ad Enlil come sia ingiusto punire l’incolpevole Atrahasis per i peccati dei suoi compagni, e promette che gli dei non elimineranno l’umanità se praticheranno il controllo delle nascite e vivranno nel rispetto della natura utilizzando solo i mezzi che essa fornisce loro. La minaccia/promessa è stata fatta, se però gli esseri umani non adempieranno al loro compito e non manterranno fede al patto, gli dei saranno liberi di devastare la terra ancora una volta. Questo sembra essere il più antico mito del medio oriente tra quelli riguardanti il Diluvio universale.

Gli studiosi della mitologia mesopotamica, ritengono che Enki/Ea abbia dato origine ad Uriel, uno degli Arcangeli della tradizione ebraica, il quale comunicò a Noè la volontà di Dio di sommergere la terra con le sue acque ed istruendolo su come costruire un’arca che lo avrebbe condotto in salvo.

 Enki e Inanna

Nei suoi collegamenti con Inanna, Enki mostra altri aspetti della sua natura non patriarcale. Il mito di Enki e Inanna, racconta la storia della giovane dea del tempio di É-anna di Uruk, della sua visita presso l’anziano dio di Eridu e di come viene intrattenuta in una festa da lui organizzata. Il dio cerca di sedurla con fiumi di birra, ma la giovane dea mantiene la sua virtù, mentre Enki lentamente si ubriaca. Generosamente egli dona ad ella tutti i suoi doni del Me, i doni della civilizzazione. La mattina successiva, con un mal di testa dovuto alla sbornia, chiede alla sua serva Isimud del suo Me, solo per venir informato che la notte precedente ne aveva fatto dono ad Inanna. Sconvolto per le sue azioni, invia il demone Galla a recuperarli. Inanna sfugge dal suo inseguitore e giunge sana e salva alle banchine di Uruk. Enki realizza di essere stato ingannato a causa della sua tracotanza ed accetta un trattato di pace eterna con Uruk.

Politicamente, questo mito sembra indicare gli eventi di un precedente periodo in cui l’autorità politica passò dalla città di Enki, Eridu, alla città di Inanna, Uruk. Nel mito della Discesa di Inanna agli inferi, per consolare il dolore della sorella Ereshkigal che era in lutto per la morte del marito Gugalanna (gu=toro, gal=grande, ana=cielo/paradiso), ucciso da Gilgamesh ed Enkidu, decide di farle visita. Raccomanda alla sua serva Ninshubur (La signora della sera), di considerare Inanna come la stella della sera, e che se non fosse tornata entro tre giorni, di andare in cerca dell’aiuto di suo padre Anu, Enlil, re degli dei, o di Enki. Quando lei non ritorna, Ninshubur avvicina Anu solo per sentirsi rispondere che sua figlia è forte abbastanza da prendersi cura di se stessa. Enlil dice a Ninshubur che è troppo impegnato ad occuparsi del cosmo per correre in soccorso della nipote. Enki immediatamente esprime preoccupazione e invia il suo demone Galla (o Galaturra o Kurkarra), creatura asessuata creata dalla sporcizia depositata sotto le unghie degli dei, di riportare indietro la giovane dea. Questo fatto potrebbe essere all’origine dei Greco-Romani Galli, androgini sacerdoti appartenenti al terzo sesso, simili agli Indo-Americani Berdache, i quali giocarono un ruolo importante nei primi rituali religiosi.

Nel racconto di Inanna e Shukaletuda, Enki stabilisce che Shukaleduta, il giardiniere, si prenda cura delle palme da dattero da lui create, trovando Inanna mentre dormiva sotto una di esse e stuprandola durante il sonno. Una volta sveglia, la dea scoprì di essere stata violata e cercò il miscredente per punirlo. Shukaletuda cercò la protezione di Enki, che, secondo le teorie di Bottero, ne era il padre. Nel classico stile di Enki, consiglia a Shukaletuda di nascondersi nella città, dove Inanna non era in grado di trovarlo. Enki, che si ergeva sempre come il protettore di chiunque cercasse ne cercasse l’aiuto, e come colui che diede i suoi poteri ad Inanna, sfidò la giovane ed impetuosa dea a controllare la sua rabbia per poter assolvere meglio alla funzione di grande giudice.

Infine, dopo aver calmato la propria rabbia, anche lei andò in cerca dell’aiuto di Enki, come portavoce dell’assemblea degli dei, degli Igigi e degli Anunnaki. Dopo aver presentato il suo caso, Enki vide che giustizia doveva essere fatta e le promise il suo aiuto, rivelandole il luogo del nascondiglio del miscredente Shukaletuda.

 Rappresentazioni

Sigillo a cilindro assiro, gruppo di eroi davanti al dio Enki, fine del III millennio a.c

Enki era considerato come il dio della vita e del riapprovvigionamento, e spesso veniva raffigurato con due flussi d’acqua provenienti dalle sue spalle, uno era il Tigri e l’altro era l’Eufrate. Accanto ad esso erano raffigurati degli alberi, simboli dell’aspetto maschile e femminile della natura, entrambi possedevano l’aspetto maschile e femminile dell’’Essenza della Vita’, che Enki, come apparente alchimista degli dei, mescolava con maestria creando diversi esseri viventi sulla faccia della terra.

Il carattere di Enki non è quello di un dio giullare o Trickster, non ha mai imbrogliato anche se spesso viene ingannato, e non è un folle. Enki usa la sua magia per il bene degli altri quando viene chiamato ad aiutare gli dei o gli esseri umani. Enki è sempre sincero nella sua essenza mascolina. E’ fondamentalmente colui che risolve i problemi degli dei, e rifugge o disarma coloro che portano conflitto o morte nel mondo. E’ Il mediatore la cui compassione e senso dell’umorismo sconfigge e disarma l’ombra del suo fratellastro, Enlil, il dio degli dei. E’ lo sfidante che mette alla prova i limiti di Inanna nel mito di Enki ed Inanna ed il Me ed in seguito concede graziosamente la sua sconfitta alla giovane dea dell’Amore e della Guerra, rafforzando i legami tra Eridu e la città di lei, Uruk. Cosi divenne colui che diede i poteri ad Inanna.

 Influenza

Enki, e più tardi Ea, in alcuni casi veniva raffigurato come Adapa, come un uomo con la pelle ricoperta di pesci, e la sua rappresenzazione, con lo stesso nome del suo tempio E-apsu casa delle acque profonde, il che indica decisamente la sua originale forma come dio delle acque. Attorno allo scavo dei diciotto santuari trovati sul posto, furono trovate migliaia di ossa di carpa, probabilmente consumate durante una festa in onore del dio. Il suo culto ad Eridu, risale ai più antichi periodi della storia della mesopotamia. Non si sa nulla di preciso eccetto che il suo tempio era anche associato al tempio di Ninhursag che fu chiamato Esaggila, la casa dalla testa alta (E’=casa, sag=testa, ila=alta o la dea Accade Ila ), un nome condiviso con il tempio di Babilonia di Marduk, una Ziggurat (come per il tempio di Enlil a Nippur), la quale era nota come E-kur (kur= collina ), e questi incantesi consistevano in riti cerimoniali dove l’acqua ricopriva il suo ruolo prevalente come elemento sacro, formando una parte caratteristica del suo culto.

Tale culto sembra anche coinvolto nella poesia epica del hieros gamos o matrimonio sacro di Enki e Ninhursag, il quale sembra un mito eziologico della fertilizzazione della terra arida dall’arrivo delle acque d’irrigazione (dal sumero a, ab, acqua o sperma). Nelle prime iscrizioni di Urukagina si va così lontano da suggerire che la coppia divina, Enki e Ninki, fossero i progenitori delle sette coppie divine, incudendo Enki come divinità di Eridu, Enlil di Nippur, e Su’em ( o Sin) di Ur, dove loro stessi erano i figli di An (cielo, paradiso) e di Ki (terra). La fontana di Abzu dinanzi al suo tempio, fu adottata anche come tempio di Nanna (in accadico Sin), la Luna ad Ur, e tale credenza si diffuse attraverso tutto il Medio Oriente. Si ritiene persistano tutt’oggi dando origine alla fontana delle Moschee, o come l’acqua santa nell’acquasantiera nelle chiese Cattoliche o Ortodosse.

Rappresentazione del cosmo secondo la mitologia sumera

Se non è certo che un tempo Eridu abbia giocato un ruolo importante negli affari politici Sumeri, questo tuttavia non è improbabile. Che Eridu abbia giocato un ruolo importante negli affari politici sumeri, non è certo, tuttavia l’ipotesi non è improbabile. Tutti gli importanti eventi riguardanti Ea, come nel caso di Nippur, hanno portato Eridu al ruolo di città sacra, ruolo mantenuto per lungo tempo anche dopo che la città perse il suo ruolo di centro politico. I miti in cui la figura di Ea ha un ruolo di primo piano, sono stati trovati nella libreria di Assurbanipal, e nell’archivio Ittita di Hattusas in Anatolia. Come Ea, Enki esercità un’ampia influenza all’infuori dei territori sumeri, venendo identificato con El (ad Ugarit) e forse Yah (ad Ebla) e nella religione Cananea con Elohim. Lo ritroviamo anche nella mitologia hurrita ed ittita, come divinità della contrattazione, e particolarmente propizio nei confronti dell’umanita. Tra i Semiti Occidentali si ritiene che Ea fosse equiparato al termine hyy (vita) con riferimenti alle acque di Enki come donatrici di vita. Enki/Ea è essenzialmente il dio della civilizzazione, saggezza e cultura. Era anche il creatore e protettore dell’uomo, e del mondo in generale. Le prime tracce di quanto è stato precedentemente detto, appaiono nell’epico racconto di Marduk, il quale celebra i risultati della divinità e la sua stretta connessione tra il culto di Ea ad Eridu e quello di Marduk. La correlazione tra i due, nasce da due altri importanti connessioni: (1) il nome del santuario di Marduk a Babilonia presenta lo stesso nome, Esaggila, come per il tempio di Eridu di Enki e (2) che Marduk viene generalmente individuato come il figlio di Ea, i cui poteri derivano dalla volontaria abdicazione del padre in favore del figlio. In accordo a quanto detto, le preghiere/incantesimi originariamente composte per i il culto di Ea, furono riscritte dai sacerdoti di Babilonia ed adottate dai fedeli di Marduk, ed allo stesso modo, gli inni del tradimento di Marduk trovano traccia nel trasferimento degli attributi originariamente appartenenti ad Ea nei confronti di Marduk.

E’ come terza figura della triade (gli altri due membri erano Anu ed Enlil) che Ea acquisisce il suo permanente e duraturo posto nel pantheon divino. Ad egli venne assegnato il controllo delle acque, ed in base a questa funzione egli diviene shar apsi, re di Apsu o delle profondità. L’Apsu veniva raffigurato come l’abisso delle acque situate al di sotto della terra, ed essendo il luogo in cui venivano radunati i morti, conosciuto anche come Aralu e situato nei pressi del confine di Apsu, fu designato come En-Ki, ovvero il signore di ciò che è al di sotto, in contrasto con Anu, il quale era il signore di ciò che era sopra o del paradiso. Il culto di Ea si estende a Babilonia e tutta l’Assiria. Troviamo templi e santuari eretti in suo onore a Nippur, Girsu, Ur, Babilonia, Sippar e Ninive e numerosi epiteti a lui assegnati in base alla forma divina con cui appare, allo stesso modo testimone della popolarità di cui ha goduto attraverso l’intera storia dell’epoca Assiro-Babilonese. La consorte di Ea, conosciuta come Ninhursag, Ki, Uriash Damkina, la signora di ciò che è al di sotto, anche nota come Damagalnunna, signora delle grandi acque, originariamente era alla pari di Ea, ma in una epoca Assira e neo-babilonese contraddistinta da un maggiore visione patriarcale, gioca una parte semplicemente associativa al suo signore. In generale, tuttavia, Enki sembra riflettere un’epoca pre-patriarcale, in cui le relazioni tra i sessi erano caratterizzate da una situazione di parità tra i sessi. Nella sua figura, Enki preferisce la persuasione al conflitto, che cerca di evitare per quanto gli è possibile.

 Rivisitazioni contemporanee

Secondo lo scrittore Zecharia Sitchin gli dei mesopotamici sono realmente esistiti ed erano alieni del tipo pleiadiano. In questo contesto Enki sarebbe figlio di Anu, re di Nibiru, pianeta da cui sarebbero discesi i progenitori dell’umanità.

Anche se per pura casualità(credo),nel  film”6 giorni sulla terra” si parla di un certo Exabor di Ur, creatore dell’ uomo attuale, risalente alle mitologie sumere.

 


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2 Commenti to “Studio sul cerchio nel grano di poirino 20 giugno 2011”

  1. Gio scrive:

    Ahahaha, conosci il cicap?

  2. elfix76 scrive:

    Nessun contatto diretto con il cicap , sono felice che almeno ti sia divertito eheh
    Ciao

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